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martedì 25 gennaio 2011

Il pittore sorridente - Parte I

A volte il dolore inizia con due punti esclamativi.
Consecutivi, rapidi, scolpiti, razionali.
Cosi razionali da far pensare bene, anche se non puoi pensare bene quando va tutto bene.
La ragione impone i suoi tempi che l'istinto del dolore non contempla. E allora capita che non ho capito.
Mi spiace, ma non ho capito che era doloroso. Mi è sembrata anzi piacevole quella doppia rimarcazione, pareva l'attesa goduriosa di una bella notizia.
"Te lo scrivo, cosi puoi iniziarne a godere"
"Si ti ho detto di chiamarmi subito, ma non ubbidirmi subito".
"Prova a pensare le cose piacevoli che posso dirti, cosi quando ti dirò proprio quella a cui non hai pensato ti piacerà ancora di più"

Non era questo che volevi dirmi con quel 'Chiamami!!'?
No.

E dopo, l'inferno.

Non so fare altro che questo, scusa.
Ma a me viene in mente questo, scusa.
Una canzone, scusa.
Leggera e sorridente come lui, scusa.

Io ti chiedo scusa, ma tu...tu non usare più punti esclamativi.
O almeno QUEI DUE punti esclamativi.
Forza pittore sorridente. Forza.

Forza!!

lunedì 17 gennaio 2011

Dammi un sogno che sonno non dia

sabato 11 settembre 2010

miss u, zena

Io ogni tanto, in un posto piccolo, mi chiedo quale sia il mio mondo.

Poi, con molta semplicità, mi dico che il mio mondo
il mio mondo...
il mio mondo...
...il mio...Sono io.
E' che ora sono sulla terra del mio mondo. E si sa, la terra annoia.
Tedia. E odia. E io voglio iodio non odio.
E dov'è lo iodio?

Tornerò ad essere una razza pregiata. Una razza che vola nel mare.
Ma ora basta col futuro. Arriverà il mio passato.
Ah se arriverà. E io sarò il suo futuro.

P.S.
NON MI HA DATO MAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Urlate. Urlate sempre.
Anche senza parole.

venerdì 20 agosto 2010

E mo?

Two roads diverged in a wood, and I – I took the one less traveled by

Robert Frost
Vi prego qualcuno mi dica cosa fare.
Cosa non fare, lo so già fare.

Voglio tornare a vivere in corsivo.
Il grassetto mi ha stancato.

Come se poi affidarsi al domani,
potesse risolvere la questione.

Come se avere sempre qualcosa da fare,
potesse risolvere la questione.

Un giardino, un cane e un orto.
E un altro me.

Che poi, a dirla tutta, è cosi facile.
Basta la fortuna del principiante.

Il principiante esperto.
Ecco, io sono quello.

Io sono tutto.
Un tutto che non serve.

Ma è pur sempre tutto.
Anche se non so suonare la chitarra.

Si ma, ma...ma
ma tu mi ami ancora?


venerdì 11 giugno 2010

Rifugio dei sempre, l'ipocrisia dei mai

Finalmente mi posso permettere di dormire in mutande.

Eppure mi trovo cosi diverso. Cosi uguale.
Mai sempre, oppure sempre mai?
Fiori o gentori?

E quindi,
continuerò a farmi scegliere o finalmente sceglierò?


martedì 23 marzo 2010

81

giovedì 11 marzo 2010

Grazie a voi...posso sbagliare

sabato 27 febbraio 2010

Elton John e gli Ogoni parte 1

Stasera voglio raccontarvi una storia. A modo mio.
Dovrei pisciare prima, ma me la tengo. Me la tengo perchè non c'è tempo da perdere.
E poi perchè sono un rimandapiacere. Godo dell'attesa del piacere, mai del piacere stesso. Maledetto me.

Torniamo alla nostra storia.
Ci sono voluti 5 tentativi per ucciderlo. 4 fallite impiccagioni e lui che continuava a ripetere ai boia:'Perchè fate questo a me'?
A pochi passi il mare.
Occhi fieri e uno che fa fatica a non sorridere. Mi da questa impressione.
Uno stanco di avere pochi motivi per sorridere. Intelligenza e senso del dovere. Uno che non ha bisogno della cravatta per avere carisma.
Uno che sa. Sa che dovrà morire. Sa che morirà perchè sa e dice.
E' inventore della prima sitcom africana. Nello stesso periodo in cui in italia c'era casa vianello.
Una sitcom africana mi suona come un cactus in alaska.
Come un africano dal nome giapponese. Come una nazione piena di petrolio che deve importarlo perchè non ha raffinerie.
Si chiama Ken Saro-Wiwa quest'uomo che vale 15 milione di dollari. E un calcio in culo all'indifferenza.

Ken fa parte dell'etnia degli Ogoni, popolazione autoctona del delta del Niger.
Il Delta del Niger è pieno di petrolio. E di brava gente che vive di poco.
Combinazione fatale.

Ken ha studiato, ha avuto ottimi risultati a scuola e si riconosce subito nella figura di un intellettuale attivista.
Capisce tutto, e capisce che deve farsi capire da tutti. Per questo passa dalla poesia, alla prosa, alla tv, alla musica. All'arte. Dalla pittura alla danza.

Intanto la sua popolazione mangia gli scarti della raffinazione del petrolio. Si intossica. E non ha nulla in cambio.
Il suo ecosistema viene spazzato via dalle frequenti fuoriscite di petrolio nel delta. Da continui incidenti che ammazzano gente sfruttata.
Acque contaminate, terra avvelanata. Gente che vive di acqua e di prodotti della terra.

Ken Saro inizia a fare paura quando inizia a denunciare queste azioni a tutto il mondo. Inizia a far paura perchè sorride.
Inizia a fare paura quando si capisce che può attirare simpatie. Può accendere un vecchio riflettore sui profitti che compagnie petrolifere come la shell stanno facendo sulla pelle degli Ogoni e le altre popolazioni del delta.
Ken non vuole che la shella vada via. Vuole che il petrolio si trasformi in scuole, in strade, in ospedali, in libri, in piazze, in fontane. Non dell'America o dell'Europa.
Ma delle Nigeria.

Saro aveva già portato alla ribalta mondiale una delle tante tragedie africane: la guerra del biafra.
L'immagine che tutti noi abbiamo di quel genocidio, ossia quella del bambino con le gambe e braccia scheletriche e la pancia gonfia, la dobbiamo a lui.
Grazie al suo primo romanzo, Sozaboy.

Vado a dormire. E a pisciare prima. Anzi no me la tengo perchè domani, dato che mi devo svegliare alle 5, al primo suono di sveglia mi alzerò e non correrò il rischio di rimandarla fino alle 6.
Perchè dovro pisciare subito.

Vi lascio con una canzone. Guai non fosse cosi.
E' tratta da un film: Almost Famous. E' una canzone che parla di riconciliazioni e che mi fa stare bene.
Che ti fa abbracciare.

Ci vediamo presto. Molto presto.

mercoledì 27 gennaio 2010

Memento

Quando penso alla mia memoria, mi viene in mente una zebra che però dimentico subito.
Ho una memoria stupida, ma non dimentico le stupidaggini.
Come un articolo stupido su un giornalino stupido di una classe stupida.
Questo articolo stupido era insieme ad un altro articolo stupido che sollevò delle polemiche stupide su gite stupide.
E questo articolo parlava stupidamente della shoah.

Sono stati davvero gli 'ultimi giorni'?
Che stupida domanda.
La verità è che: Ragazzi non c'è tempo!

martedì 29 dicembre 2009

sció sció

DAVID GRAY - THIS YEAR'S LOVE...

venerdì 18 dicembre 2009

Nevica

E alla fine...nevica.

mercoledì 2 dicembre 2009

Salsicce, finocchietto e un amore assurdo.




Ah se me l'avessero detto di dover tornare.

Se mi avessero visto dovere dare il mio dovere.

Il dovere di piacere.
Cosa potevo? se non buttarmi in autostrada. Fare piroette finte, tentare di cadere e poi mangiare rubino.

Accecarmi da un sole, privarmi di un futuro, eccedere nell'orgasmo.
Sbagliare strade, invertire il pensiero e sentirmi un uomo alla Troisi.

Cosa potevo?
Se non arrabbiarmi di mille errori gia subiti, ma senza i quali non avrei potuto far niente.
Se non fischiettare, fare il buffone e non farmi mai la barba?

Se non correre a squarciagola e cantare un prefisso che chiedo spesso ultimamente.

Cosa?
Aspettare.

Non esistono pensieri passati, ma solo passati di pensieri.
Non esistono i ricordi, ma solo speranze che non siano inutili.

Non esistiamo noi, ma solo l'idea di qualcosa di migliore di essere soli.

Ho paura. Paura di essere felice e non poter chiudere piu gli occhi e sentirmi un eterno scontento.

Fatemi sentire pieno, traboccante, orlante e urlante.
Fatemi provare dolore. Voglio bruciare con dolo.
Dolore doloso.

Non tenetemi calmo. Non cercate la mia serenità. Non ascoltatemi mentre faccio la spesa.
Non fidatemi di come faccio l'amore.
Non chiedetemi di stare ad ascoltare il mio cuore.
Non pensate che non potrò uscire dalla vostra vita quando voglio. E rientrarci quando voglio.
Non rubatemi i mie capelli e la voglia di confusione.
Non pulitemi.

E invece...
Sporcatemi.
E non facciate di me un vero uomo.
Usatemi per essere usati. Guardatemi.
Chiedetemi.
Rivoltatemi e mettetemi in crisi.
Dubitate di me. E di voi stessi con me.

E poi però baciatemi. Con tutto il futuro che volete.
Attraversatemi. Con tutta la lentezza del vostro passato.

Quando ti vidi per la prima volta faceva freddo...non più.
Quando ti vidi per la prima volta era tutto assurdo.

Quando ti vidi per la prima volta pensai alla seconda. Poi alla terza. Poi non più.

Sto facendo confusione: come il finocchietto senza la sua salsiccia.
Come un amore assurdo.

La verità? Io faccio confusione.
E me ne compiaccio.

Non avrai nulla indietro. La cenere non torna carta. E una custodia non sempre protegge.

Disegnatemi. E toglietemi questa bislacca abitudine di usare parole forbite con una punteggiatura secca da primo della classe che non vuole ci sia un contraddittorio a riguardo dei suoi assiomi inconfutabili che non convincono proprio nessuno.
Nemmeno me stesso.
Nemmeno un albero di natale fatto con gran gusto da saper scegliere gli abbinamenti adatti.
Con il gran gusto di chi deve fare le cose per bene. Per reggere distanze intercontinentali.

Ecco avvicinarsi un dovere.
Un dovere di piacere.
Un piacevole, ancora una volta, dolore.

Ma cosa chiedo in fondo...?

Chiedo solo...
...solo una vasca da bagno.

E attorno il mare.

Tutto qui.




lunedì 16 novembre 2009

Basta amarsi

Vocativo. Non so da quanto tempo non sentivo questa parola.

L'ho risentita ad un pranzo domenicale. Quelli dove le famiglie si riuniscono. E dove io non c'entro un cazzo.

Ci ripensavo mentre mescolavo il ragù. Vocativo...
Quante possibilità di ambiguità avevano i latini...

Ma anche noi abbiamo le nostre chances. Abbiamo su cui giocare.

Ecco il segreto.
Basta giocare.

Siamo seri, basta giocare!

Basta.

P.S.
E niente Post...eh!

domenica 6 settembre 2009

Di Battiti

Buio. Un'ora che non sai. Buio.

L'abitudine mi sveglia. Il tempo di disperarsi. E il tempo dopo, sofficissimo, di capacitarsi che non è l'abitudine. La domenica non è abitudine. Almeno non quella disperata di avere un dovere.
Le belle notizie crescono su quelle cattive. Se ne alimentano.
E io preno atto di tutto quello che mi circonda. Buio, silenzio, incolore. Insapore.
Non inodore.
Si sente. Respiro.

Quei tre quadri che sono dietro, ma io li vedo sempre.
Quel divano che è alle spalle della parete, ma io lo vedo sempre.
Quel scarpetta della converse che è a casa, ma io la vedo sempre.

Non so per quale motivo, ma mi viene in mente di scrivere un libro. Comporre una canzone e fare colazione.
E che poi tutto sommato la semplicità non è un peccato.
Non è un favola per bambini capricciosi.
Non è un tavola imbandita per tutti.
La semplicità è solo il tuo mondo che entra in un sistema abitato da altre semplicità. Non per forza meno complicate della tua.

Maledetto Antony & Johnsons, Maledetta punto scura ad Arona, Maledetta custodia, Maledetta Vittoria, Maledetta fortuna quadrifogliata, Maledetti pan di stelle, Maledetto sangue, Maledetto Invio.

Perchè rovinare questa calma? Perchè rovinare tutto? Ancora e ancora e ancora.
Perchè rovinarsi.
torno a dormire.
Grazie a dei battiti che mi calmano.
Perchè è di questo che si parla, ora.
Di battiti.



martedì 4 agosto 2009

4 Agosto e avere freddo.
4 Agosto e lavorare come un matto.

4 Agosto e scriversi ancora.
4 Agosto e pensare a male.

Per il frigo è Agosto: lo sento affannarsi per starci dietro, mentre il forno lo schernisce grazie alla sua naturale condizione.

Le zanzare fanno il loro dovere di essere più che inutili. Chi deve puzzare lo fa ancora di più.
E a me mancano sensazioni liquide. La freschezza che si poggia addosso alle spalle piene di sole.
Una pelle lucida va fuori di senno e mi dice che è 4 Agosto.
Gli occhi annaspano, girano, si modificano e infine palpeggiano.
Per loro è 4 Agosto tutto l'anno.

E' 4 Agosto e io vorrei ricordare tutto, ancora di più.

E' 4 Agosto ed io ancòra, non so cosa farne della mia vita.

Per fortuna.

venerdì 31 luglio 2009

Cronache di uno stitico cronico

Ho preso da Carrefour una confezione di carta igienica da 16 pezzi.


E sulla quella carta da cesso ho fatto una promessa:
Me ne andrò solo dopo averla finita!

Perchè io me ne andrò, ancora una volta.
Me ne andrò sul più bello, ancora una volta.

Io me ne andrò perché in una scaletta dove ci sono gente come jimi hendrix, zztop, muse, lenny kravitz, viene sparata VIA di Baglioni, un motivo astrale deve pur esserci.
La verità è che ho sonno e questo post fa cagare.
Ma oggi non me ne frega un cazzo.

Sentirsi colpevole di una colpa colposa(forse, moooolto forse) non ha prezzo.
Per tutto il resto c'è il condom.

Ma ancora una volta la linea tra vittima e carnifice è uno spaghetto.
Ca pummarol ngopp.

STELLLAAAA EHI STEEEEEELLLLLLLLLLLLLAAAAAAAAAAAAAAA



giovedì 9 luglio 2009

Tagli

lunedì 29 giugno 2009

Boomerangs

Questo è oggi:



Questo è quello che scrivevo più di un anno fa:

A Genova il vento decide tutto. Riesce a decidere anche il tempo: per questo mi piace molto.
A Genova il mare è incazzato tutto il tempo, soprattutto a Nervi.
A Genova c'è Nervi.
A Nervi ci sono Io.
Io sto qui.

Genova è imbruttita dai genovesi. Destino che condivide, sebbene con effetti meno disastrosi, con Napoli.
Mi sembra che i genovesi non si rendano conto del presepio in cui vivono. Non ne percepiscono l'anima, l'essenza affiscinante di una città tra profondità e alture.
Gente per la quale il rosso significa solo fermarsi. Usano poco i colori per esprimersi, preferiscono l'utilità. Preferiscono il
cosa, mai il come.
La verità è che mi manca Napoli, gli amici di una vita.
E allora capisci che ti ci vorrà un'altra vita per farti altri amici cosi. Capisci che qui è un'altra vita.
Io non l'ho capito ancora.
Ho capito perchè sono andato via dalla mia città. Perchè dovevo andare via da me stesso. E da te non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merx.
Quando lascerò entrera un po di scirocco? Quello che non fa muovere nemmeno una
piuma...
Quando questo mare incazzato mi lascera?
Quando potrò dire di essere finalmente sereno?
...Mai...
Intanto mi affaccio al porto...alla fine è solo un po di me che se ne va...

giovedì 4 giugno 2009

Poi verrà...

Sto cercando serenità.

La troverò, ne sono sicuro.

Poi verrà un tipo bassino, riccio e pieno di idee.
Rovinerà tutto ancora una volta, ne sono sicuro.

Lo farà per la mia felicità.
Ce la farà, ne sono sicuro.

Poi verrà un amore nuovo a nutrirsi delle mie fantasie.
Sarà il mio futuro, ne sono sicuro.

Finirà, perché avrà finito gli aiuti.
Ne sono sicuro.

Poi imparerò a rispettare quel tipo bassino.
Fino a farmelo amico, ne sono sicuro.

E allora tutto sarà in equilibrio.

Equilibrio, è questo ciò che voglio?
Non ne sono sicuro...

giovedì 21 maggio 2009

Cazzo le parole...e anche la randa...

'Quoto talmente tanto da farmela tatuare. 
Vedi a sinistra.'